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August 25 GIUSTIZIA PER PAOLO24/09/2006: GIUSTIZIA PER PAOLO! sito: http://www5.autistici.org/giustiziaperpaolo/homepage.html Con 1000 persone al seguito più di tanto non possono fare, se non ammonirci per la prossima volta di avere una copia del documento d’identità. Iniziano a scortare su diversi pullman verso lo stadio, dove i primi gruppi sono già arrivati e stanno lentamente defluendo all’interno del settore riservato agli ospiti. Al termine della partita, svoltasi nella totale tranquillità senza un attimo di tensione o confusione, viene comunicato di salire sugli autobus per essere scortati alla stazione dove è pronto il treno del ritorno. A questo punto succede l’immaginabile. Dalla testa e dalla coda del treno partono feroci cariche che spingono a forza i ragazzi nelle carrozze.Queste hanno entrambe le porte aperte così, visto che la carica prosegue anche sopra il treno, con lancio continuo di lacrimogeni, molti scendono dalla parte opposta. Anche da dietro parte una carica, ma non sono le solite cariche di “alleggerimento” (alle quali si è ormai tristemente abituati) per spingere sul treno e fare ripartire alla svelta, stavolta la cosa prosegue per parecchio tempo e assume dimensioni disastrose. Ma perché,visto che ai tifosi impongono il biglietto nominale, la copia della carta d’identità, non impongono a certi macellai la divisa nominale? Questa viene adottata già in Inghilterra e Germania, non è una realizzazione impossibile, e poi consente di individuare i colpevoli. In queste nazioni il singolo che sbaglia, viene individuato grazie al numero sulla divisa e paga, come è giusto che sia.
Partito il treno (uno solo con a bordo 1000 persone, anziché due come all’andata, alla faccia della sicurezza) con conseguente lancio di lacrimogeni addosso ad esso, i primi feriti gravi vengono fatti scendere a Desenzano del Garda per essere trasportati all’ospedale. Poiché solo il caso può essere così tremendo, sabato 23 Settembre 2006, quasi un anno dopo, c'è in calendario la trasferta a Verona. Tornarci sarà dura, per tutti.
E' importante tener viva l’attenzione su ciò che è accaduto, parlarne può aiutare a giungere alla verità. Paolo se lo merita, e come lui tutti i ragazzi che a Verona indossavano una sciarpa e si sono visti calpestare dignità e diritti. April 21 Verità e Giustizia www.veritaperaldro.itUn diciottenne muore a Ferrara pochi minuti dopo essere stato fermato dalla polizia dalle parti dell'Ippodromo. I giornali locali, a caldo, scrivono di un malore fatale, sembrano alludere a un'overdose. Ma subito saltano fuori particolari inquietanti e contraddizioni. La versione suggerita dalla questura fa a pugni con la relazione di servizio della squadra mobile. E chiunque vedrà il corpo del giovane non riuscirà più a credere a una sola parola della versione ufficiale.
Erano stati al Link, il concerto reggae era saltato ma la serata era filata via tranquilla. E' vero, Federico aveva preso qualcosa: uno "sniffo" di roba esilarante (una smart drug, naturale e non proibita) più un "francobollo" di Lsd. Nel suo sangue sono state trovate tracce di oppiacei e chetamina, poca roba, però. Nulla che giustificasse un'overdose o un comportamento aggressivo. E poi lui non era proprio un tipo aggressivo. La madre, gli amici, il parroco del quartiere, nessuno lo descrive come è stato descritto dalle veline di Via Ercole I D'Este, dove sta la polizia, e dalle dichiarazioni alla stampa. Erano appena passate le 5 quando il gruppo, tornato a Ferrara, si separa da Federico che decide di fare l'ultimo tratto a piedi, per rilassarsi, è ancora estate, si cammina volentieri. Andrea, Michi, "Burro" e gli altri non lo avrebbero rivisto più.
Il "contatto" avviene alle 5.47. Una volante sarebbe stata avvertita da una donna abitante in Via Ippodromo, preoccupata dalla presenza di un ragazzo che, forse, camminava in modo strano, forse cantando. Magari farneticava pure, come diranno gli agenti che dicono di averlo fermato e qualche minuto dopo, alle 6.10, avrebbero chiamato il 118.
"Era una furia", ripetono gli agenti e i funzionari accennando a un comportamento autolesionistico del ragazzo. Dicono che avrebbe sbattuto la testa al muro ma non si troveranno mai tracce di cemento sul viso, né di sangue sui muri vicini. La felpa e il giubbino di quella sera, restituiti alla famiglia, sono intrisi di sangue. Il mattinale domenicale della questura spara subito la tesi del "malore fatale". Le indagini partono dal medico di famiglia a cui verranno chieste notizie sul "drogato", lo stesso si cercherà di fare con i compagni di Federico, convocati dalla narcotici e dalla mobile e torchiati con domande da film di serie B: "Lo sappiamo che siete tutti drogati, diteci dove comprate la roba". Anche a loro la solita versione: Federico sarebbe stato trovato su una panchina, ucciso da uno "schioppone", ossia da un malore. Ma il giorno dopo un giornale azzarda dei dubbi. La questura riesce a far calare il silenzio, chiede (e ottiene) di pubblicare sotto gli articoli sulla vicenda la storia di una maga condannata per calunnia alla polizia. E, stranamente, le indagini d'ufficio vengono assegnate dal pm proprio alla polizia. Vengono convocati i genitori, senza avvocato, per sentirsi ripetere la versione dell'overdose, della gioventù bruciata ecc... Il procuratore capo dirà perentorio che la morte non è stata causata dalle percosse anticipando l'esito di una autopsia, allora appena disposta, e non ancora resa nota. Anzi, per la quale è stata chiesta un'ennesima proroga. Il rapporto delle volanti svela che quattro agenti sono dovuti ricorrere alle cure del pronto soccorso: due sono usciti con una prognosi di sette giorni, gli altri addirittura di 20. Ma nessuno s'è fatto ricoverare. E' forse il primo caso nella storia della ps, di poliziotti aggrediti che non lo sbandierano ai quattro venti. Perché? Perché non ammettere la colluttazione? Federico si sarebbe difeso o ha aggredito? Perché usare le manette quando esistono procedure precise per sedare persone con funzioni respiratorie compromesse dall'uso di sostanze? Ci sono pure manganelli in questa storia. Uno addirittura s'è rotto quella mattina, probabilmente sulla schiena, sulle gambe e sul viso del ragazzo. I segni fanno pensare che fosse impugnato al rovescio. Il sangue sul vialetto e sui vestiti fa pensare che le botte sarebbero iniziate a piovere prima del luogo della morte. Forse lo inseguivano, forse urlava mentre fuggiva. Forse è per questo che sono stati chiamati i rinforzi: un'altra volante e una gazzella. "E' una calunnia inopportuna e gratuita. Non è neppure ipotizzabile che sia morto per le percosse - dice ancora a "Liberazione" Elio Graziano, questore di Ferrara - è stata una disgrazia, una vicenda penosissima, era in stato di esagitazione. Quando i "nostri" lo fermarono morì, ritengo per gli effetti delle sostanze. E poi ci sono i testimoni...". Già, i testimoni: quelli che si sentono in giro sono resoconti vaghi ed evasivi di persone che avrebbero sentito solo urla e sgommate. Ma Ferrara è una città piccola, tutti sanno tutto. Qualcuno ha visto Federico immobilizzato, a terra, col ginocchio di un agente puntato sulla schiena e un manganello sotto la gola mentre l'altra mano del tutore dell'ordine gli tirava i capelli. Il ragazzo sussultava, faceva salti di mezzo metro. A fianco a lui, una poliziotta si sarebbe vantata: "L'ho tirato giù io, 'sto stronzo!". Così avrebbe riferito un testimone, ragazzo sveglio e vivace, si dice, probabilmente immigrato, ma stranamente sparito di fretta dalla città. Anche sua madre ha visto tutto e non solo lei. Gli Aldrovandi sperano che il clamore della notizia su questo e altri giornali faccia tornare la memoria a qualcuno.
Sulle tv private il questore insiste: "L'intervento degli operatori è avvenuto al solo scopo di impedire al giovane di continuare a farsi del male". Missione fallita. March 04 difendiamo Andy!!!
Andy Capp è il personaggio principale di una serie di strisce a fumetti di satira a sfondo sociale, intitolata Andy Capp and Florrie(o più semplicemente Andy Capp), creata da Reg Smythe nel 1957.Andy Capp è un "appassionato" di birra, gioco e ragazze, un fannullone che si fa mantenere dalla moglie e ha come filosofia di vita quella di ottenere il massimo con il minimo sforzo. I litigi e le risse tra marito e moglie non si contano, ma la coppia rimane ben salda perché, in fondo, nessuno dei due potrebbe fare a meno dell'altro. Andy ha bisogno di Flo (la moglie) per poter continuare a fare il "mantenuto" e lei ha come "missione" quella di accudire questo marito scansafatichestoriaNasce il 5 agosto 1957 sulle pagine del Daily Mirror, quotidiano londinese. Gli editori del giornale avevano commissionato a Smythe un nuovo personaggio, un ubriacone rissoso e infedele. Quest' uomo si chiama Andy Capp. Pensa e parla di poche cose: donne, calcio, biliardo; le sue passioni sono donne, calcio, biliardo, freccette e, ovviamente, la birra. È sposato con Florrie, una donna che lavora onestamente e che sopporta un marito fannullone, che invece di cercare lavoro passa tutta la giornata a dormire sul divano e, quando è sveglio, si piazza al bancone del pub vicino a casa a bere birra. La coppia è sempre indebitata fino al collo e stenta ad arrivare a fine mese, ma la potenza comica della striscia nasconde la drammaticità della vita dei due personaggi. Dichiaratamente ispirati ai genitori di Smythe, arrivarono negli Stati Uniti soltanto nel 1963. Dato il grande successo che gli portò la strip, Reg Smythe non portò avanti altri progetti lavorativi, ad eccezione di Buster, figlio di Andy e a lui molto simile, nei primi anni sessanta.
Nota: Non si è mai visto il suo volto né conosciuto il suo nome.
Nota: Se non altro è riuscito a farlo smettere di fumare: pochi anni prima della sua morte, infatti, Smythe cominciò a disegnare Andy Capp senza più la sigaretta in bocca. Andy Capp è diventato noto al grande pubblico italiano in seguito alla sua pubblicazione, durata molti anni, sul famoso settimanale di cruciverba La Settimana Enigmistica, col nome di "Carlo e Alice". Si è poi elevato a striscia d'autore, grazie alla pubblicazione su Eureka della Editoriale Corno, a cui hanno fatto seguito raccolte in caratteristici volumi brossurati dal formato quadrato February 22 ULTRASCon il termine ultras (o ultrà) (derivato dal francese ultra-royaliste, di origine latina, indicante i più fanatici attori del terrore bianco) si definisce il tifoso organizzato di una determinata società sportiva, più frequentemente di tipo calcistico, ma spesso anche di pallacanestro, hockey, pallanuoto ed altri sport.
L'ultras è caratterizzato da un forte senso di appartenenza al proprio gruppo e dall'impegno quotidiano nel sostenere della propria squadra, che trova il suo culmine durante le competizioni sportive con altre squadre. Il gruppo a cui fa riferimento prende posto generalmente nel settore dello stadio denominato curva, ovvero il settore "popolare". Negli ultimi anni, tuttavia, alcuni gruppi si sono collocati nel settore laterale denominato distinti(ma sono casi rari). Gli anni '50 e '60: le origini Il fenomeno del tifo calcistico nasce in Italia negli anni '50, quando i primi tifosi di squadre di calcio iniziano a riunirsi in gruppo. A Torino nascono i primi esempi di questo fenomeno che inizia poi a diffondersi anche in Inghilterra, dove gli ultras vengono battezzati hooligan. Nel corso degli anni '60, queste nuove strutture aggregative iniziano a svilupparsi intorno alle grandi squadre dell’epoca. Questi gruppi si distinguono dai supporter tradizionali per il modo attivo ed organizzato di incoraggiare la loro squadra del cuore. Ogni gruppo ultras comincia a caratterizzarsi con un nome simbolico ed uno striscione dietro cui radunarsi. Nascono le coreografie per sostenere la propria squadra: si cantano inni, gli stadi si riempiono di bandiere, si lanciano coriandoli e si accendono i primi fumogeni. Parallelamente nasce anche la competizione con i gruppi ultras di altri squadre.
Gli anni '70 Lo sviluppo dei gruppi ultras negli anni '70 coincide con un periodo piuttosto tempestoso della società italiana, toccata a più riprese da episodi di violenza e terrorismo. Anche le azioni dei tifosi iniziano in alcuni casi ad ispirarsi a quelle della guerriglia urbana: i gruppi ultras degli anni '70 vengono fortemente influenzati dal clima politico e dalle tensioni sociali dell'epoca. Tutto ciò era riscontrabile nei cori spesso presi in prestito dalle manifestazioni e dai cortei, nell'abbigliamento paramilitare, nella simbologia riproposta sugli striscioni e negli stessi nomi dei gruppi. Anni '80 e anni '90
A partire dagli anni '80, tutte le squadre professioniste hanno almeno un gruppo ultras e il modello italiano si espande decisamente in tutto il resto d'Europa, soprattutto tra i paesi latini (Spagna, Portogallo, Francia), Svizzera e tra le ex repubbliche della disciolta Jugoslavia (Slovenia, Croazia, Serbia). Negli anni '90 si sono viste tifoserie ispirate al modello di tifo ultras italiano anche in Irlanda, Scozia, Paesi Bassi e Germania. Con l'aumento dell'interesse verso il calcio in Canada, Stati Uniti e Australia sono sorti i primi gruppi di tifosi organizzatisi secondo criteri, almeno esteticamente, copiati dagli ultras. All’interno degli stadi di tutta Europa gli ultras diventano sempre più i veri padroni delle curve. Si inasprisce anche il modo di fronteggiarsi tra gruppi avversari di ultras: si diffonde il ricorso alla rissa. Le forze di polizia iniziano ad impegnarsi per arginare gli episodi di teppismo. Negli anni '90 il problema della violenza nel calcio si aggrava ulteriormente, degenerando in molti casi in atti di ribellione contro le forze dell'ordine ed in episodi di violenza a tratti gravissimi. Il 29 gennaio 1995, poco prima dell'incontro tra Genoa e Milan, un ultras genoano viene accoltellato a morte: l'episodio indusse i rappresentanti della maggior parte dei principali gruppi ultras italiani a partecipare a un raduno che ha rappresentato un importante tentativo di autoregolamentazione. In un documento conclusivo gli ultras condannarono l'utilizzo di armi da taglio durante gli scontri e le aggressioni molti-contro-uno, auspicando un ritorno ai vecchi codici di comportamento ultras. Oggi i gruppi di ultras rappresentano ancora una delle componenti più importanti del mondo del calcio(se non la piu' importante). Dispongono di sedi, diffondono le loro comunicazioni attraverso siti web, libri, riviste autoprodotte (fanzine) e così via. In risposta alla radicale trasfigurazione commerciale del mondo del calcio iniziata nei primi anni '90 e che ha portato allo stravolgimento degli abituali orari delle partite in base alle esigenze delle pay-tv ed al forte aumento del costo dei biglietti, gran parte del movimento ultras italiano ha dato vita a una serie di iniziative di comune protesta al grido degli slogan "No al calcio moderno". February 16 lunga vita agli ULTRAS !!!ore 00.48 ritorno a casa dopo piu'di sei ore di riunione
la stanchezza è pienamente ripagata dal tipo di serata,
dalle esperienze fatte,dalle persone conosciute,dalle parole sentite.
BRACCIA ALZATE...siamo una sola persona,siamo una sola voce,....
FUORI GLI ULTRAS DALLE GALERE!!!!
solo chi c'era può capire February 14 DEONTOLOGIA ULTRASI. AMA LA TUA MAGLIA ED I TUOI COLORI, SOPRA OGNI COSA.
II. RISPETTA IL TUO GRUPPO E LA PROPRIA DEONTOLOGIA. III. NON PORRE ALCUN LIMITE, NE' OSTACOLO, ALLA TUA FEDE, TUTELANDOLA DAL MALE E DA QUALSIASI TIPO DI OPPOSIZIONE.
IV. SII PRONTO ALLO SCONTRO LEALE, CON ALTRI ULTRAS E NON CON GENTE COMUNE, SENZA USARE LAME O ALTRE ARMI. V. RESTA COERENTE SEMPRE, IN TUTTE LE AZIONI E/O INIZIATIVE. VI. DISTINGUITI DALLA MASSA. VII. SEGUI LA TUA SQUADRA, NEL BENE E NEL MALE, SEMPRE ED OVUNQUE, ANCHE SE SI E' IN CONTESTAZIONE. VIII. ACQUISTA I BIGLIETTI DELLE PARTITE ED AFFRONTA LE TRASFERTE, A TUE SPESE. IX. NON SCENDERE A NESSUN TIPO DI COMPROMESSO, NEL RISPETTO DEI TUOI SENTIMENTI. X. CONTESTA LA DIRIGENZA ED I CALCIATORI, QUANDO NON RISPETTANO IL TUO CREDO ED I TUOI VALORI. XI. NON INFANGARE MAI, GLI IDEALI DI QUESTO MOVIMENTO, CON VARIE FORME DI DELINQUENZA QUOTIDIANA. XII. NON SPORCARE QUESTO CREDO, CON MANIFESTAZIONI DI POLITICA. XIII. NON RENDERTI PROTAGONISTA DI ATTI VANDALICI, NON DISTRUGGERE TUTTO CIO' CHE TI CIRCONDA, NON RUBARE NEGLI AUTOGRILL. XIV. CREA STRISCIONI, COREOGRAFIE, MANIFESTI ED ALTRO, ESCLUSIVAMENTE CON LE TUE FORZE, SENZA L'AIUTO ECONOMICO DELLA SOCIETA' DI CALCIO O DI SPONSOR. XV. NON COMMERCIALIZZARE L'IDENTITA' DEL TUO GRUPPO, VENDENDO MATERIALE SE NON PER UTILIZZARE I PROVENTI PER COREOGRAFIE, AFFITTO SEDE E SPESE NECESSARIE PER SOSTENERE LA SQUADRA. XVI. NON FARE BAGARINAGGIO E NON LUCRARE, SPECULANDO SUL NOME DELLA SQUADRA DI CALCIO CHE SOSTIENI. February 13 decreto legge
February 11 SPAVALDAMENTE ULTRASper chi non capisce cosa vuol dire...essere come noi!!! Noi siamo ultrà. Non siamo gente come gli altri. Non amiamo mescolarci con le masse, non vogliamo uniformarci. Siamo pronti a subire torti, oppressioni e sguardi malevoli. Non tradiremo mai ciò in cui crediamo, e continueremo a seguire la nostra linea per sempre. Senza l'appoggio di nessuno, senza che nessuno ci dica bravi. Sempre così, con la sciarpa al collo, in giro per l'Italia, inseguendo un sogno. Non siamo eroi, ma amiamo quello che siamo e vogliamo difenderlo. E anche voi, anche se dell'essere ultrà non ve ne frega niente, dateci retta. Se vi mettono i piedi in testa, se vi sentite pronti a fare la vostra parte per rendere più puro questo mondo, allora venite con noi. Fate come facciamo noi, create un movimento, aggregatevi a qualcuno che la pensa come voi, poco importa se nero, rosso o fucsia, e andate alla conquista del mondo. Non possiamo garantirvi che la vostra vita sarà migliore, questo no. Ma vi assicuriamo che almeno sarà vera." |
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